Parrocchia Prepositurale
San Giovanni Battista
Piazza Monsignor Discacciati 3
22033 Asso - CO
Tel 031 681608

 
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La Vallassina costituiva un tempo un'unica pieve con a capo Asso, dove stava il Battistero con la chiesa principale. L'attuale prepositurale, dedicata a San Giovanni Battista, sorge sul luogo di una più antica, demolita nel 1634; il campanile in pietra viva che le svetta accanto - già voluto da S. Carlo - è attribuito all'architetto Pellegrino e fu edificato tra il 1598 e il 1639; la chiesa, invece costruita sul disegno dell'ing. Rusconi risale agli anni 1641/1675, ma la sua imponente facciata ebbe l'attuale rifinitura soltanto nel 1962; del 1750 poi, è la scalinata d'accesso - rifatta attorno al 1960 - che rende quasi più incombente l'edificio sacro sovrastante. Il 31 Maggio 1752 il Cardinale Pozzobonelli, arcivescovo di Milano, consacrava il nuovo tempio. Sulla fronte, a fianco dell'alto portale, spiccano due lapidi ivi collocate nel 1923; quella a sinistra con l'effige di Papa Pio XI, riporta un suo breve pontificio, che ricorda gli anni della sua giovinezza e le vacanze estive trascorse nel nostro borgo e annuncia l'onore conferito ai parroci di Asso d'insignirsi del titolo di Monsignore; mentre la seconda, sul lato destro, fa memoria dello zio di Achille Ratti, Pio XI, Don Damiano Ratti, prevosto dal 1860 al 1891.

Entrando ci si trova davanti ad un'aula spaziosa, avvolta in una gradevole naturale penombra, che sembra invitare all'arcano, mentre piano piano si svela l'abbondante, ma non esorbitante decorazione di gusto discretamente barocco.
Procedendo dall'ingresso principale e volgendo dal lato sinistro, si possono poi enumerare in quest'ordine le opere di maggior pregio e rilevanza: sulla parete di fondo in cornice ovale - olio su tela - si contempla il Battesimo di Cristo (metà sec. XVII). Lungo la navata sopra l'altare dell'annunciazione, troneggia una pala - sempre olio su tela - di G. Cesare Campi (circa 1570), incorniciata in legno intagliato (secolo XVII). Nello stesso vano, nella nicchia già riservata una volta alla vasca battesimale, è posta una statua in pietra grigia di Madonna con Bambino, di anonimo Maestro Comacino (sec. XV).

Nel muro è incastonata una pietra rosa proveniente dalla primitiva prepositurale, incisa con simbolo paleocristiano: una ruota, che richiama l'eternità, con il monogramma.
Proseguendo per la navata, all'altezza dell'andito di un accesso laterale, sull'alta parete si trova l'affresco rappresentante la fuga in Egitto della Sacra Famiglia, di Raffaele Casnedi (1822-1892); segue poi la capella del Sacro Cuore (una volta di Santa Marta) con l'altare innalzato nel 1933, sotto la cui mensa riposa il simulacro di San Feliciano martire, le cui reliquie dalle catacombe romane furono recate in dono dal Beato Cardinale Alfredo Schuster.
Ci si imbatte, poi, nel pulpito in legno dorato, significativa opera di Fedele Pirovano (1685), che esalta la predicazione del Precursore ed è sorretto dalle statue lignee dei quattro evangelisti a mò di cariatidi.
Entrando nell'area celebrativa dell'altare maggiore, si è presi dalla monumentalità del ciborio di legno intagliato, imponente che si erge in forma  di tempio con giochi policromi - nero e oro -, ricco di decorazioni e statuine di Angeli e Santi, tra cui nella nicchia sopra il tabernacolo risalta la rappresentazione dell'Ultima Cena; l'autore è ignoto: sembra un seguace del Taurino.

La lunetta che lo sovrasta rappresenta in affresco, sempre del Casnedi, la predicazione di San Giovanni Battista nel deserto.
Sulle ampie pareti laterali del presbiterio campeggiano due grandi tele a olio raffiguranti, l'una, a sinistra, la Nascita di San Giovanni Battista (d'ignoto fine sec. XVII) e l'altra, a destra, la Decollazione di San Giovanni Battista di Van Dael (1764-1840).
Nel coro, dove sono richiamati pittorici e decorativi dedicati al pontificato di Achille Ratti, Papa Pio XI, "assese di adozione", nel 1991 ha trovato posto l'organo Zanin, dono del pittore Salvatore Fiume. Sul fianco dell'altare si apre la Sacrestia del 1699 con pregiati mobili del XVIII secolo.
Ridiscendendo nella navata, in posizione simmetrica al pulpito è poggiato il fonte battesimale (del 1685) da ricollegare alle altre opere lignee di analoga fattura.
Segue poi la cappella della Madonna del Rosario, con statua lignea del sec. XIX, che è stata risistemata e decorata nel 1928.

Si apre poi l'ampia cappella di Sant'Antonio di Padova, aggiunta nel 1680 e decorata nel 1933 da Fausto Codenotti, che ospita anche le statue do Santa Rita da Cascia e di San Michele Arcangelo.Sopra l'arco d'ingresso della cappella sta un terzo affresco del Casnedi: la cacciata dal Paradiso Terrestre (1874-75). Proseguendo versol'uscita della chiesa, si trova sulla parete laterale la tela a olio con Santa Marta, Santa Maria Maddalena e San Lazzaro, che liberano la città di Tarascona dal drago: il dipinto è attribuito a Carlo Francesco Nuvolone (1608-1651).
Sulla parete di fondo, a destra del portale si osserva la cornice ovale che include una tela con San Giuseppe e Gesù Bambino di autore ignoto del XVII.
Se ora si innalza lo sguardo alla volta, tutta decorata di stucchi, s'incontra nel mezzo l'affresco celebrativo - opera del Codenotti - della gloria di Santa Apollonia, la vergine martire a cui il 9 Febbraio è dedicata la sagra più partecipata della Vallassina (in Sacrestia "ab immemorabili" si conserva un suo dente): è invocata contro ogni forma di mal di denti.