Parrocchia Prepositurale
San Giovanni Battista
Piazza Monsignor Discacciati 3
22033 Asso - CO
Tel 031 681608

 
  Home
  Armonia
  Orari SS. Messe
  Il Parroco
  Oratorio
  Pastorale Giovanile
  La Storia
  Preghiere
  Corso fidanzati
  Novità e Annunci
  Galleria fotografica
  Video e musiche
  Links
  Email
 
 

Don Massimo Gaio


dal 1° Dicembre 2008
Parroco della Parrocchia di Asso e Lasnigo

COLLABORATORE DELLA VOSTRA GIOIA

“... i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie..” (Isaia 55,8)
Mai, avrei immaginato che nel volgere di pochi giorni la mia vita sarebbe cambiata così repentinamente.

Carissimi nuovi parrocchiani,

mentre vivo con sofferenza vera il distacco dalla amatissima parrocchia di Villa San Carlo, gioisco al pensiero che il Vescovo abbia avuto tanta fiducia in me da mandarmi ad Asso e Lasnigo. Il mio cuore pertanto sta vivendo sentimenti contrastanti per i quali chiedo comprensione da un lato e incoraggiamento dall’altro. Scriveva il Manzoni: “Egli non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e maggiore”
Certo di questo, mi presento a voi con la semplicità e generosità che hanno caratterizzato il mio ministero in questi venti anni di sacerdozio. Anche questa volta mi sono lasciato condurre dal Signore perché so che il suo amore è in mezzo a noi, so che non mi abbandonerà, so che siamo servi inutili e che dopo aver operato dobbiamo solo esclamare: “E’ quello che dovevamo fare!”
1-lo già avuto quattro spose! Questa è la quinta. Un tempo il parroco non era costretto a separazioni e divorzi. Si moriva sul campo. Era segno di fedeltà e di amore totale per la sua gente, Oggi — pare — non è più significativo che sia così. Mi ha molto colpito infatti un passaggio dell’Arcivescovo nella recente omelia di San Carlo dove inseriva nelle scelte di povertà anche quella dell’obbedienza, del non ritenersi indispensabili, dell’accettare i propri limiti, di accogliere la propria comunità con i suoi grandi valori e con le sue fatiche. Ecco le sue parole precise: “Dobbiamo allora parlare di una povertà che è tale perché è obbediente: è infatti condizione per essere disponibili a servire il Vangelo. Non è forse povertà l’accettare di rispondere alle molteplici richieste che ci vengono rivolte continuamente dai fedeli, senza frapporre come prioritarie le nostre esigenze personali? Non è povertà il lasciarci plasmare dallo stile della comunità cui siamo stati destinati, amando qualsiasi persona e qualsiasi luogo come l’ambito che il Signore ci affida per la nostra santificazione? Non è povertà l’accettare di stare in un luogo sapendo che «il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo» (Matteo 8,20) ed essendo sempre disponibili a una nuova destinazione o a una nuova forma di servizio?” (Card. D. Tettamanzi, Omelia di San Carlo, 4 novembre 2008).
Due giorni dopo aver udito queste parole, sono stato chiamato. Come potevo accennare un rifiuto? E l’obbedienza? Pura retorica? Eh, no... Ricordo con forte emozione il momento in cui ho offerto le mani giunte a quelle grandi e calde del card. Martini che mi chiedeva: “Prometti a me e ai miei successori filiale rispetto e obbedienza” e io dissi con slancio sincero: “Si, lo prometto”.
Credetemi, ancora oggi, tutte le sante mattine — appena esco da sotto le coltri e poggio i piedi per terra per affrontare la mia giornata — la frase che mi sorge spontanea sulle labbra è la stessa conclusione liturgica diventi anni fa: “Dio porti a compimento l’opera che ha iniziato in te”.
Cari parrocchiani di Asso e Lasnigo voi ora per volere dello Spirito che soffia attraverso chi si fa suo strumento siete stati coinvolti in tale opera. C’è un compimento dunque da raggiungere e solo se impariamo a fare la volontà di Dio, sarà santo. Aiutatemi ad essere fedele.
“Noi non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perché nella fede voi siete già saldi” (2 Cor 1, 24). E’ il motto che ci siamo scelti noi preti dell’SS. Questo ho cercato di rispettare nei miei primi anni di apostolato. Ho intenzione di procedere con lo stesso stile nei confronti della nuova porzione di Chiesa che ora mi viene affidata. Grazie a tutti quelli che vorranno collaborare con me! I giorni del mio trasferimento coincidono con l’Avvento e il Natale, segno che ci suggerisce uno stile: attese giuste senza pretese, accoglienza gratuita non. dovuta. incarnarsi reale non a parole. Nel desiderio di poter conoscere e salutare tutti e ciascuno.
Vi benedico di vero cuore con la richiesta di una preghiera.

Don Massimo

Raccomando a Dio Onnipotente
e alla Vergine Maria, presentata al Tempio,
le anime che ho conosciute,
amate e guidate finora
e quelle che il Padre affida a me.
Prego S. Giovanni
di aiutarmi ad indicare
agli uomini di buona volontà
che solo Gesù può salvarci
essendo Lui via, verità e vita:
A tutti domando la carità di una preghiera.
Mons. Massimo Gaio
parroco di Asso e Lasnigo
6 gennaio 2009