|
COLLABORATORE DELLA VOSTRA GIOIA
“... i miei
pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono
le mie vie..” (Isaia 55,8)
Mai, avrei immaginato che nel volgere di pochi giorni la mia
vita sarebbe cambiata così repentinamente.
Carissimi
nuovi parrocchiani,
mentre vivo con sofferenza vera il distacco dalla amatissima
parrocchia di Villa San Carlo, gioisco al pensiero che il
Vescovo abbia avuto tanta fiducia in me da mandarmi ad Asso
e Lasnigo. Il mio cuore pertanto sta vivendo sentimenti
contrastanti per i quali chiedo comprensione da un lato e
incoraggiamento dall’altro. Scriveva il Manzoni: “Egli non
turba mai la gioia dei suoi figli, se non per prepararne
loro una più certa e maggiore”
Certo di questo, mi presento a voi con la semplicità e
generosità che hanno caratterizzato il mio ministero in
questi venti anni di sacerdozio. Anche questa volta mi sono
lasciato condurre dal Signore perché so che il suo amore è
in mezzo a noi, so che non mi abbandonerà, so che siamo
servi inutili e che dopo aver operato dobbiamo solo
esclamare: “E’ quello che dovevamo fare!”
1-lo già avuto quattro spose! Questa è la quinta. Un tempo
il parroco non era costretto a separazioni e divorzi. Si
moriva sul campo. Era segno di fedeltà e di amore totale per
la sua gente, Oggi — pare — non è più significativo che sia
così. Mi ha molto colpito infatti un passaggio
dell’Arcivescovo nella recente omelia di San Carlo dove
inseriva nelle scelte di povertà anche quella
dell’obbedienza, del non ritenersi indispensabili,
dell’accettare i propri limiti, di accogliere la propria
comunità con i suoi grandi valori e con le sue fatiche. Ecco
le sue parole precise: “Dobbiamo allora parlare di una
povertà che è tale perché è obbediente: è infatti condizione
per essere disponibili a servire il Vangelo. Non è forse
povertà l’accettare di rispondere alle molteplici richieste
che ci vengono rivolte continuamente dai fedeli, senza
frapporre come prioritarie le nostre esigenze personali? Non
è povertà il lasciarci plasmare dallo stile della comunità
cui siamo stati destinati, amando qualsiasi persona e
qualsiasi luogo come l’ambito che il Signore ci affida per
la nostra santificazione? Non è povertà l’accettare di stare
in un luogo sapendo che «il Figlio dell’uomo non ha dove
posare il capo» (Matteo 8,20) ed essendo sempre disponibili
a una nuova destinazione o a una nuova forma di servizio?”
(Card. D. Tettamanzi, Omelia di San Carlo, 4 novembre 2008).
Due giorni dopo aver udito queste parole, sono stato
chiamato. Come potevo accennare un rifiuto? E l’obbedienza?
Pura retorica? Eh, no... Ricordo con forte emozione il
momento in cui ho offerto le mani giunte a quelle grandi e
calde del card. Martini che mi chiedeva: “Prometti a me e ai
miei successori filiale rispetto e obbedienza” e io dissi
con slancio sincero: “Si, lo prometto”.
Credetemi, ancora oggi, tutte le sante mattine — appena esco
da sotto le coltri e poggio i piedi per terra per affrontare
la mia giornata — la frase che mi sorge spontanea sulle
labbra è la stessa conclusione liturgica diventi anni fa:
“Dio porti a compimento l’opera che ha iniziato in te”.
Cari parrocchiani di Asso e Lasnigo voi ora per volere dello
Spirito che soffia attraverso chi si fa suo strumento siete
stati coinvolti in tale opera. C’è un compimento dunque da
raggiungere e solo se impariamo a fare la volontà di Dio,
sarà santo. Aiutatemi ad essere fedele.
“Noi non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo
invece i collaboratori della vostra gioia, perché nella fede
voi siete già saldi” (2 Cor 1, 24). E’ il motto che ci siamo
scelti noi preti dell’SS. Questo ho cercato di rispettare
nei miei primi anni di apostolato. Ho intenzione di
procedere con lo stesso stile nei confronti della nuova
porzione di Chiesa che ora mi viene affidata. Grazie a tutti
quelli che vorranno collaborare con me! I giorni del mio
trasferimento coincidono con l’Avvento e il Natale, segno
che ci suggerisce uno stile: attese giuste senza pretese,
accoglienza gratuita non. dovuta. incarnarsi reale non a
parole. Nel desiderio di poter conoscere e salutare tutti e
ciascuno.
Vi benedico di vero cuore con la richiesta di una preghiera.
Don Massimo
Raccomando a
Dio Onnipotente
e alla Vergine Maria, presentata al Tempio,
le anime che ho conosciute,
amate e guidate finora
e quelle che il Padre affida a me.
Prego S. Giovanni
di aiutarmi ad indicare
agli uomini di buona volontà
che solo Gesù può salvarci
essendo Lui via, verità e vita:
A tutti domando la carità di una preghiera.
Mons. Massimo Gaio
parroco di Asso e Lasnigo
6 gennaio 2009
|